Perché Perdersi il MOF Quest’Estate Sarebbe più Grave che Uccidere un Commendatore Dopo Aver Sedotto sua Figlia

Il conto alla rovescia avanza. Mancano due giorni per l’inizio del Macerata Opera Festival 2020: #Biancocoraggio, motto dell’edizione di quest’anno.

In un’estate in cui mancheranno tantissimi festival per via del COVID: un’estate, certamente, di mascherine, distanze di sicurezza e soluzione idroalcoliche… ci sarà il MOF. Grazie al cielo. Dopo  mesi di isolamento, una stagione che avrà il sapore come non mai di libertà e coraggio.

Se non c’è a Macerata una realtà culturale paragonabile in ricchezza e bellezza alla sua stagione lirica estiva, quest’anno -più che mai- perdersi gli appuntamenti del Macerata Opera Festival sarebbe una mancanza grave. Non solo per il semplice, ma coraggioso gesto, di esserci, (in mezzo alle tante acrobazie fatte per pianificare il Festival nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza), ma per la qualità degli appuntamenti proposti. Ecco la nostra lista di ragioni per assistere al MOF.

David Livermore. Il torinese, attuale Direttore Artistico e Sovrintendente del Palau des Arts di Valencia, è uno dei grandi nomi della lirica contemporanea. Il regista del nostro Don Giovanni, ha appena firmato la regia dell’Attila dell’Opera Australiana a Sidney e Un Ballo in Maschera al Bolshoi. La sua Tosca alla Scala non lasciò nessuno indifferente. Presenza anche dal Rossini Opera Festival di Pesaro all’Opera di Philadelphia. Cantante, ballerino, attore, sceneggiatore, direttore di scena, lighting designer, insegnante… il talento del poliedrico Livermore è indubbio. La sua lettura del Don Giovanni -che ripensa quella Chorégies d’Orange- promette il meglio.

L’opera più bella. Che il Don Giovanni sia l’opera più bella mai rappresentata non lo dico io, era l’opinione di Wagner -che d’opera se ne intendeva. Flaubert scrisse che il capolavoro mozartiano era une delle tre cose più belle che Dio avesse mai fatto. Tchaikovsky confessò che era stata la sua musica la prima ad avere su di lui un effetto realmente sconvolgente.

Mozart. Dopo l’enorme successo delle Nozze di Figaro, a Mozart venne commissionato un nuovo melodramma con tematica italiana, contando di nuovo sull’abate Da Ponte come librettista. Insieme scelsero un soggetto ad entrambi caro, (nel quale avrebbero voluto rispecchiarsi), il libertino Don Juan, già noto sulla scena per le sue bravate amorose e le sue sfide all’inferno. Se a Praga l’opera ottenne “tutto il successo possibile” come scrisse Mozart alla sorella Maria Anna (Tutte le lettere di Mozart, edizione curata da Marco Murara, Zecchini; Varese) a Vienna l’accoglienza fu tiepida. Mozart, nonostante i cambiamenti e ritocchi fu fiero della sua creazione. “Non è questo cibo per i viennesi”, sembra che disse l’Imperatore. “Lasciamogli tempo per masticarlo”, rispose Mozart.

Cast. L’affetto degli spettatori dello Sferisterio per Mastrangelo (donna Elvira) e Sala (Don Ottavio) è maturato nel tempo (chi non si ricorda la Micaela dell’anno scorso e il clamoroso McDuff del Macbeth?). Mattia Olivieri -uno dei giovani baritoni più promettenti nei panni di Don Giovanni- la bella Karen Gardeazabal (Donna Anna), Antonio di Matteo (Commendatore), Tommaso Barea (Leporello), Davide Giangregorio (Masetto) e Lavia Bini (Zerlina) riempiranno con le loro voci, insieme al coro Bellini, l’imponente scenario all’aperto.

Voci notevoli per la versione concertistica del Trovatore. L’opera di Verdi trova un ensemble di voci di altissimo livello. Roberta Mantegna per Leonora, Luciano Ganci per Manrico, un’Azucena meravigliosa -Veronica Simeoni- e Davide Giangregorio nelle vesti di Ferrando.

Meraviglia. Un capitolo di “contaminazioni” trova spazio nella danza. Dopo Katakló nel 2019, torna il balletto acrobatico. Acrobazie aeree, macchine sceniche ed elementi di “nouveau cirque” per la compagnia Sonics Acrobati volanti che promette stupore e, ovviamente, meraviglia (il 28 luglio).

Il ritorno di Melozzi. Con i 100 Cellos nel 2019, Melozzi ha vinto per sempre un posto nel nostro cuore. Adesso torna con incombustibile vitalità, insieme all’Orchestra Notturna Clandestina e Anastasio (il 19 luglio)

Gino Paoli. La prima volta che ebbi il piacere infinito di assistere a un concerto jazz di Gino Paoli a Madrid, giurai che sarei ritornata ad ascoltarlo. Il maestro, 85 anni compiuti, continua ad essere uno dei giganti della canzone italiana. Perché se uno compone titoli come “Il cielo in una stanza”, “Che cosa c’è” o “Senza fine” entra inequivocabilmente nell’Olimpo degli artisti eterni (4 agosto).

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