“Acqua di colonia”: profumo e puzza di storia coloniale italiana

Finalista al Premio Ubu 2017 come miglior nuovo testo italiano, “Acqua di Colonia”
non lascia spazio alla condiscendenza. Questo mercoledì 29 di gennaio, lo spettacolo arriva al Teatro Lauro Rossi di Macerata. È il pezzo forte della rassegna MC=A3 (Cioè, Macerata uguale a Antisessismo, Antirazzismo, Antifascismo).

Diretto e interpretato da Elvira Frosini e Daniele Timpano, due già veterani animali scenici romani, “Acqua di Colonia” è una riflessione, acuta, amara, cinica e anche catartica, che rievoca la politica coloniale italiana in Africa. Questo percorso, molto più esteso dei 5 anni d’Impero e con le radici nell’Ottocento, serve non tanto come atto di contrizione, ma come uno specchio sull’immaginario, ancora in piena attualità, sugli “extracomunitari”. Un percorso nella storia rimossa e negata in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia, un passato che ancora oggi determina il modo in cui in tanti vedono gli “africani”.

Giustificare il presente

Con un senso dell’umorismo devastante, caustico e spesso velenoso, “Acqua di Colonia” dimostra che l’acqua passata, invece, ha lasciato delle pozze profonde sulle coscienze. “Ci è rimasta addosso come carta moschicida, nelle frasi fatte, luoghi comuni, nel nostro stesso sguardo. Vista dall’Italia, l’Africa è tutta uguale, astratta e misteriosa come la immaginavano nell’Ottocento; Somalia, Libia, Eritrea, Etiopia sono nomi, non paesi reali, e comunque “noi” con “loro” non c’entriamo niente. Non riusciamo a giustificarli nel nostro presente. Come un vecchio incubo che ritorna, incomprensibile, che ci piomba addosso come un macigno”.

Con un senso dell’umorismo devastante, caustico e velenoso, “Acqua di colonia” dimostra che l’acqua passata, invece, ha lasciato delle pozze profonde sulle coscienze

Al ricordare Indro Montanelli che si vanta delle grazie della moglie etiope dodicenne, “animaletto docile”, il fumetto Topolino in Abissinia con il topo protagonista che vuole pelle di moro per fare delle belle scarpe, o l’infinita lista di pregiudizi e oltraggi, c’è per forza una risposta emotiva negli spettatori: sia rabbia, sia stupore, sia vergogna.

Vanità, paternalismo, snobismo, disumanità… in due ore di barzellette, imitazioni, dialoghi esilaranti e riferimenti azzeccati.

Con audacia svergognata e molto efficace, Acqua di Colonia mostra come, davanti a un giornalismo che trasforma i migranti in statistiche, o davanti alle reti sociali che tante volte equiparano questi “extracomunitari” con numeri astratti, siamo capaci, con dignità e memoria, di rivedere gli essere umani e le loro tragedie in ognuno dei volti che tante volte preferiamo ignorare o temere.

Scheda artistica

Testo, regia, interpretazione / Elvira Frosini e Daniele Timpano
Consulenza / Igiaba Scego
Voce del bambino Unicef / Sandro Lombardi
Aiuto regia e drammaturgia / Francesca Blancato
Scene e costumi / Alessandra Muschella e Daniela De Blasio
Disegno luci / Omar Scala
Progetto Grafico / Valentina Pastorino
Uno spettacolo di Frosini / Timpano
Produzione Gli Scarti, Kataklisma teatro
Con il contributo produttivo di Romaeuropa Festival, Teatro della Tosse,
Accademia degli Artefatti
Con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio 

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