The Crack: l’urlo iperespressionista contro l’odio, domani in prima assoluta a Tolentino

“Solo l’arte può salvarci, il pensiero positivo dell’arte”. E’ l’idea di David Miliozzi, curatore dell’evento “Fosco Sileoni The Crack Live 2019” del collettivo Hyperexpresionism.org. Ed è con questo scopo che si presenta, domani 21 Settembre, in prima assoluta, a Tolentino, la performance dell’artista che ricorda, ricostruisce e reinterpreta, con voglia di indagare e di chiarire, i fatti di Macerata di inizio 2018.

The crack, una performance iperespressionista

3 Febbraio 2018, un sabato di scuola e di bel tempo a Macerata. Nel mentre, a Tolentino, Luca Traini sale sulla sua Alfa 147 e mentre viaggia verso Macerata comincia a sparare, terrorizzando e tenendo in ostaggio un’intera città. Il tutto 3 giorni dopo il ritrovamento del corpo, fatto a pezzi, della giovane Pamela Mastropietro. Un buco rimane sul vetro della pasticceria Monachesi in Corso Cairoli, un altro su quello della sede del Pd maceratese.
Diverse vetrine della città vengono “marchiate” dall’odio e dalla paura. La voce di Carancini risuona in tutte le case e i cellulari dei maceratesi: ” Chiedo a tutti di restare in posti protetti, dentro le proprie case e nelle scuole. Gira in città un uomo che spara. Avvertite tutte le persone che potete, restando in luoghi chiusi”.

Chi non si riccorda? Uno dei momenti più bui e più tristi della nostra città.

Davanti all’ incertezza, l’arte. Davanti alla paura, il noi. La voglia di capire e di far luce ispira questo coraggioso e audace esperimento artistico del collettivo iperespressionista che domani, alle ore 20, prova a raccontarlo
nel ristorante “Il Santo Bevitore” di Tolentino. “Tolentino è la città da cui è partito Traini. Tutto è nato lì, poi si è consumato a Macerata”.

“Stiamo vivendo il tramonto di un’epoca, quella ipercapitalistica, che ha inumanizzato l’uomo, rendendolo schiavo dell’effimero tecnologico”, aggiunge Miliozzi. “L’iperespressionismo nasce dentro le grandi contraddizioni della
contemporaneità. Viviamo una società ipercomunicativa ed iperconnessa, in cui l’individuo si sente sempre più solo. Tutto il sistema è costruito per renderci schiavi e per distruggere gli spazi di pensiero.
L’obiettivo è creare l’uomo depensante a cui noi opponiamo l’uomo iperespressionista”.

“Gli strumenti di dominio usati dal sistema sono l’odio, la rabbia, l’ignoranza, la violenza. Noi rispondiamo con il sentimento, il pensiero, l’empatia e l’amore”, espone il curatore della performance.

“L’Iperespressionismo ci dà gli strumenti per sconfiggere la paura”.

L’iperespressionismo ci dà gli strumenti per sconfiggere la paura

David Miliozzi

“Il dolore è l’unico percorso di conoscenza, per capire bisogna sentire e per sentire bisogna soffrire. Sofferenza, coscienza e felicità sono necessarie l’una all’altra. Sono consequenziali.
Fosco (Sileoni) è un artista che ha sempre lavorato sul corpo e il corpo è il luogo dell’umanità”.

“L’arte negli anni 60 è uscita dal quadro, trasformando il corpo in supporto. Il corpo iperespressionista entra ed esce dal quadro, con autentica disinvoltura. Fosco dipinge e fa performance, indistintamente,
tutto quello che fa, lo fa mettendo al centro il corpo che è il luogo del dolore, dei sensi, del godimento e dell’autenticita’”

“L’individuo ipercapitalista soffoca nel suo ego, l’unica risposta è il pensiero, che acquista consapevolezza e forza in un contesto plurale”.

L’Iperespressionismo è un collettivo in cui l’io scompare per dare spazio al noi.

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