Pantaleone Pantaleoni e la ragione del suo generoso contributo per lo Sferisterio

Come molti sanno, la costruzione dell’Arena Sferisterio si deve ad un gruppo di cento cittadini benestanti. Desiderosi di donare una struttura per il gioco della palla al bracciale a Macerata, si auto-tassarono con l’acquisto di un palco, finanziando così la costruzione del nostro bel teatro all’aperto (o monumento, ma in realtà non è sbagliato chiamarlo anche Tempio della Lirica). Ciò che non tutti sanno è che a lavori avanzati molti palchi rimasero invenduti, un problema per finanziare e portare a termine l’opera.

Bando di gara per la costruzione dell’Arena Sferisterio

Per sbloccare la situazione, intervenne l’avvocato Pantaleone Pantaleoni (1766-1852), docente presso la facoltà di giurisprudenza di Macerata per ben trent’anni e personaggio di spicco della città. Già firmatario del bando di gara per la realizzazione dell’opera, acquistò in blocco i diciassette palchi invenduti, sostenendo una spesa non trascurabile. Se da un lato il sostegno dato in fase finale venne accolto con entusiasmo dalla moglie Marianna Petrucci per ragioni di prestigio e visibilità, il figlio Diomede non la pensava allo stesso modo. E, interrogando il padre sul perché della spesa ingente, questi gli rispose che aveva acquistato i palchi “per far contenta mammà“.

Non mettiamo in dubbio che un contributo di tale entità abbia facilitato e accelerato la costruzione della nostra amata Arena, ma cosa ci giunge di uno dei benefattori di Macerata, è anche la sua spiccata ironia.

Questa ed altre curiosità sono tratte dal libro di Gabriella Saretto “Villa Isabella” (Europa Edizioni), breve excursus (98 pagine) sulla famiglia Pantaleoni a Macerata.

Annuncio della seconda festa d’inaugurazione dello Sferisterio

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