Ragioni per aspettare con fervore “C’era una volta a… Hollywood”

Esattamente 50 anni fa, il 9 agosto del 1949, tre giovani fanatici della Famiglia Manson, entrarono nel 10050 di Cielo Drive, Beverly Hills, per uccidere orrendamente Sharon Tate (di 26 anni e incinta di otto mesi e mezzo del suo primo figlio) e altre 3 persone che erano a casa. Il massacro si ripeté il giorno dopo, nella mansione dei coniugi LaBianca, proprietari di una catena di supermercati. Questo settembre arriverà nelle sale dei cinema italiani un film già presentato al Festival di Cannes e il 2 agosto a Roma: “Once Upon a Time in Hollywood” (C’era una volta a… Hollywood). Il nono lungometraggio di Quentin Tarantino, riflette su questi omicidi e sulla California Hippie degli anni 60: cioè, sulla la fine di un’era di peace and love. Quell’estate del 1969, tra le grandi manifestazioni contro la guerra in Vietnam, Woodstock e l’arrivo dell’uomo sulla luna, i seguaci di Charles Manson uccisero non solo 7 persone, ma anche parte del sogno americano.

A noi nessuno ci ha invitati a Cannes o Roma. Quindi non abbiamo visto ancora il film. Comunque, e nonostante le critiche non siano unanimi, non vediamo l’ora di trovarci davanti a “Once upon a time in Hollywood”. Perché?

  1. Quentin Tarantino. Non c’è un solo film del regista di Reservoir Dogs e Pulp Fiction che possa in rigore considerarsi “minore”, responsabile di spolverare e glorificare l’estetica pulp. Film come Kill Bill I e II sono autentiche icone nell’immaginario collettivo (chi non conosce la Black Mamba?). Altri come Bastardi senza gloria hanno lasciato qualcuno dei momenti più esilaranti della commedia recente. Pure il delirante Death Proof ― con una Rosario Dawson indimenticabile― a noi piace infinitamente. Tarantino è garanzia di non indifferenza.
  2. Il binomio protagonista Brad Pitt e Leonardo di Caprio. Un film dove troviamo a Brad Pitt ― sempre più somigliante a Robert Redford ― in maglietta attillata e un look che fa pensare a Bullit, è, solo per questo dettaglio, un film da non perdersi. Che Tarantino sia capace di tirar fuori il meglio di Pitt lo avevamo già visto in Bastardi senza Gloria. Leonardo di Caprio, più maturo, sempre splendente, sembra un partenaire all’altezza. Riccordiamo che il ruolo del colonnello nazista Hans Landa (Inglorious Bastards) fu offerto a Di Caprio, che riffiutò. Invece lo troviamo, splendido, in Django Unchained (come Calvin Candle)
  3. Un cast con attori di grandissimo livello. Durante la produzione di questo titolo, ogni rivelazione del cast accresceva le aspettative: un film dove si trovano Al Pacino, Margot Robbie (come una Sharon Tate che ha convinto unanimemente sia critica che famiglia della vittima), Kurt Russel, Dakota Fanning… ci interessa.
  4. Lode malinconica agli Spaghetti Western. Dal titolo (chiaro omaggio a Sergio Leone) si capisce subito che, ancora una volta, Tarantino guarda ai cowboys come eroi indiscutibili. Infatti, il protagonista Rick Dalton (Di Caprio) sta girando uno di questi film.
  5. Malinconia ed eleganza. Di fronte alla crudeltà del massacro perpetrato dai seguaci di Charles Manson, Tarantino, quasi sempre ultra violento, sceglie una distanza poetica, il tono più elegante e contenuto della sua filmografia. Questo giro ci incuriosisce moltissimo.
  6. Il potere del cinema e l’amore per gli attori. Tarantino ha una cultura audio-visuale enciclopedica, da sempre affamato consumatore di film, fumetti e serie televisive. In “Once Upon a Time” questa passione accompagna tutta la storia, che diventa documentario di un’epoca cruciale per Hollywood, il passaggio definitivo al colore. Tarantino ci fa guardare dietro le quinte e contagia la venerazione per la settima arte.
  7. La colonna sonora. Neil Diamond; Deep Purple, Los Bravos (fantastica Bring a Little Lovin’), Mamas and the Papas interpretati da José Feliciano… un must per nostalgici degli meravigliosi 60s.
  8. La sorpresa. Non è la prima volta che Tarantino non rispetta la fedeltà storica nella sua filmografia. Come altre volte, il cinema serve per vendicare e reinventare quello che dovrebbe essere successo. Tutti i critici parlano di un finale assolutamente effervescente, in un climax che sorprende. Moriamo dall’ansia di vedere “C’era una volta a… Hollywood” anche noi.