L’enoteca Koinè condivide i suoi segreti per abbinare vino, lirica e infinito

Koinè, la vineria che Emanuele Tartuferi e Marta Monachesi aprirono poco prima del Natale 2018 in Corso Matteotti, prende il suo nome dal greco e significa “comunità, lingua comune”. Difficile trovare un gesto che richiami alla condivisione più di un brindisi. Nei suoi otto mesi di vita, Koinè è diventato uno dei templi per gli amanti del buon cibo e dei calici con cuore, traboccanti di storie.
Quando il Macerata Opera Festival è già alle sue ultime battute per quest’anno, poco prima del concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio di questa sera, ne parliamo con Emanuele per trovare l’abbinamento giusto per le grandi opere in cartellone.. e non solo.

Foto di Michele Massetani

Un vino e un crostino per sedurre la seducente Carmen di Bizet…”Libera è nata e libera morrà”
Il vino è seducente e libero per sua natura: ogni vino buono esprime la libertà di una nascita irruenta e spontanea. Carmen ama bere Manzanilla, un vino andaluso solare e marino che non teme il rapporto con l’aria. L’incontro con delle carnose alici di San Benedetto è un abbraccio mediterraneo sapido e deciso quanto suadente e verace.

Un calice per la sete di potere, travolgente e memorabile come Lady Macbeth
Basta un calice di Barolo. Per Paolo Monelli era il più grande vino al mondo, come dargli torto! Di lui scriveva che “ha il colore delle foglie autunnali, il fiato fresco della primavera, diffonde nelle vene un calore di temperata estate. Questo che bevo è di venerabile età, ha tredici anni; nel suo colore di caldo mattone rivedo le torri bolognesi ardere contro un cielo tempestoso nell’improvvisa schiarita del tramonto. Poi viene il gusto; quel suo modo suadente e pur energico di prender possesso del palato, con saporosa pienezza, con asciutto vigore. È onestissimo. Non dà alle gambe, non dà alla testa, prepara un sonno calmo e senza sogni, la mattina dopo vi svegliate chiedendo al mondo una battaglia da vincere.

Una bibita libertina, giocosa e irresistibile come il Duca di Mantova
Il Campedello di Croci, un frizzante naturale dei colli piacentini. Ha l’aromaticità e l’esuberanza della Malvasia, la sostanza del Trebbiano, la forza vitale della nascita spontanea in bottiglia. Spirito libero e indomito, non chiede di soffermarsi sul bicchiere ma vuole essere bevuto fino a che una gioiosa ubriachezza non sopraggiunge. 

Un drink sbarazzino e giocherellone, che ricordi gli accordi di Donizetti e che possa servire come Elisir d’Amore
Abbiamo bisogno di un vino contadino come Nemorino, schietto e verace. Un rosso delle nostre campagne, da bere fresco, quasi freddo. Così lo sfuso rosso de La Distesa, blend di diverse varietà locali in una zona, Cupramontana, conosciuta più per il bianco verdicchio. Ma un terroir vocato alla coltivazione della vite non si esaurisce mai nella rappresentazione di un unico vitigno, vive della diversità delle espressioni del vino che da sempre esprime la bellezza della molteplicità di un territorio. Per questo il vino è un vero e proprio elisir d’amore, capace di comunicare dell’amore ogni sua sfaccettatura. 

Un dolcetto che profuma d’Infinito Leopardiano
Al contrario della figura triste e pessimista con cui viene spesso dipinto, Leopardi è uno dei più grandi poeti dionisiaci. Amava il cibo, i formaggi che si faceva spedire dal padre, il vino che riteneva “il più certo, e senza paragone il più efficace consolatore. Dunque il vigore; dunque la natura”. Per chiudere in bellezza abbiamo bisogno di uno dei più grandi vini dolci al mondo, il Passito di Pantelleria di Ferrandes. Le uve zibibbo raccolgono il vento del Mediterraneo, il suo nettare racconta l’infinita ricerca della felicità e della libertà da parte delle donne e gli uomini che attraversano e continueranno ad attraversare il mare nonostante le tristi leggi di piccoli personaggi al potere. 

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