L’emozionante lettera del padre di una violoncellista dei 100Cellos dopo il concerto a Macerata

Dopo lo scorso articolo sugli effetti incredibili della visita dei 100cellos a Macerata, è arrivata questa lettera meravigliosa. Non abbiamo potuto fare altro che pubblicarla. Prima di tutto perché è un testo prezioso, vero e profondo. Poi, perché vogliamo che questa bellezza e questa emozione durino il più possibile. Vogliamo fallire anche noi, alla maniera di Melox!
Perciò, ecco la lettera. Ringraziamo di cuore questo papà per la sua generosità nel condividere i suoi pensieri, sua figlia per il suo talento, e i 100 Cellos per la loro visita (tornate, tornate presto), il MOF e gli Amici dello Sferisterio, per la loro dedicazione per una città piena di musica e di magia.

I 100 cellos sul palco dello Sferisterio. Ph: Alfredo Tabocchini

Un viaggio pazzesco

“Guido sull’autostrada che mi riporta a casa, ma la mia mente non smette di tornare sui tre giorni incredibili appena trascorsi. Mia moglie me lo aveva preannunciato che sarebbe stato così: a lei era successo dopo Palermo. Sono stati i suoi racconti più di tutto che mi hanno spinto ad unirmi a quest’ultima reunion; ma seppur preparato mi accorgo ora che non ero pronto. Questi tre giorni sono stati un viaggio pazzesco, iniziato col check-in di lunedì dove, mentre i ragazzi prendevano posto e si preparavano alla prima “registrata” da parte di Melox, noi “vecchi” iniziavamo a conoscerci e a scambiarci qualche battuta, fino a oggi, al “the day after”, dove la chat continua a essere inondata di foto, messaggi, auspici.

Eravamo tutti li per loro, i nostri figli, che anche questa volta avevano la possibilità di esibirsi su un palco prestigioso, con maestri fantastici e ospiti incredibili, sono loro i 100 Cellos e a me fa ancora venire la pelle d’oca pensare che mia figlia ne abbia fatto parte.

Eravamo tutti lì per loro, i nostri figli, … e a me fa ancora venire la pelle d’oca pensare che mia figlia ne abbia fatto parte”.

Continuo a rivedere le immagini di questi giorni, dei nostri sguardi innamorati, della nostra sete di foto, di video, di ricordi che hanno intasato le memorie dei nostri cellulari e che forse tra un po’ nemmeno rivedremo più e mentre penso a questo mi tornano in mente le parole di Enrico sul palco quando ha fatto alzare i più piccoli e ha detto “questi bambini sono figli di genitori che hanno investito in un violoncello piuttosto che in un telefonino”, come se fosse un gesto di estrema ribellione. Di sicuro i veri ribelli sono loro, questi piccoli ragazzi che, in un epoca in cui il sogno del cassetto della maggior parte de loro coetanei è diventare “gamer” o “influencer”, si fanno i calli sulla tastiera del violoncello e non su un joypad.

Penso alle piccole e grandi fatiche per portarli a lezione durante l’anno, per comprargli uno strumento adeguato, per essere lì in questa occasione. Dietro ogni ragazzo c’era una famiglia, un genitore che magari aveva consumato gli ultimi giorni di ferie a sua disposizione per non fargli perdere quell’occasione. Però siamo onesti, quell’occasione non voleva perdersela neppure lui.

La musica che supera barriere

Che figata. Come è stata una figata lo spettacolo che hanno messo in scena, un viaggio nel viaggio, dal suono dei muri che cadono, al rumore delle percussioni che davano forza all’inno alla gioia, alla delicatezza profonda e malinconica del canto della splendida ragazza iraniana. Un viaggio in cui con chirurgica efferatezza (non credo di esagerare) Enrico e Giovanni hanno lanciato un messaggio di uguaglianza e accoglienza a tutti noi presenti, un colpo di fioretto scoccato con l’archetto, un messaggio tremendamente attuale e importante in tempi come quelli in cui viviamo oggi che spero i nostri ragazzi possano portare dentro e coltivare. E’ la musica che “penetra nei muri”, “che fa breccia nella porta”, che supera le barriere e porta speranza.

Manca poco a casa e so che dovrò ringraziare mia figlia per avermi concesso di vivere questa esperienza, per avermi fatto sentire gli occhi gonfiarsi di lacrime mentre la guardavo ammirato dipingere (perché a me sembra davvero un quadro) coi suoi colleghi la melodia di Brahms, ma vorrei ringraziare anche tutti gli altri compagni di questo viaggio bellissimo a partire da quei genitori che ho avuto il piacere di conoscere e con cui ho avuto il privilegio di condividere questa incredibile emozione, fino ai violoncellisti delle prime file che hanno trattato da “colleghi” quelli meno formati rispettandone l’impegno e la passione e facendoli sentire una cosa sola arrivando ovviamente a Sollima e Melozzi.

Arringa della non riuscibilità

E’ un viaggio che non possiamo sapere bene dove ci porterà, ma il viaggio spesso conta più della meta. E questa sarà una di quelle tappe che non dimenticherò mai. Nella chat dei genitori oggi qualcuno ha scritto che questa cosa da dipendenza: temo sia vero e io spero che il mio pusher rimanga a lungo sulla piazza.

Giovanni ed Enrico sul palco ci hanno raccontato che i 100 Cellos sono un progetto nato con il fondamento della non riuscibilità. Ogni tentativo, ha detto Melox, è un mezzo fallimento. Bene, allora carissimi Enrico e Giovanni continuate a cercarlo il modo di riuscire nell’impresa, continuatelo questo viaggio, ma se questo che ho appena vissuto è il risultato, quasi quasi, per favore, continuate a non riuscirci!

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