Perché adoro l’opera

Lincoln Center, New York
  • Per Plácido Domingo, Alfredo Kraus, Josep Carreras, Teresa Berganza… nella radio della Panda che mio padre monopolizzava con le sue cassette nei 350 km di viaggio da Madrid a Gandia, la Civitanova Marche dei madrileni. Niente Baby Shark in quei lontani anni 80.
  • Per la mia prima Carmen, il mio battesimo come spettatrice, seduta in piccionaia, in un teatro di Madrid. Dopo aver ammirato Irene Roberts nella Carmen di Spirei, a posteriori posso dire quanto era umile quella produzione. E nonostante ciò, la Habanera dal vivo… Amour fou!
  • Per gli sconti under30 al Metropolitan Opera House di New York. Quelle opere intere in piedi, quella Mimì, quel Boris Godunov, quella Italiana in Algeri, quel Don Giovanni… quei due dipinti giganteschi di Chagall e Kandinski, quegli abiti da sera da Pretty Woman, quei calici di champagne nell’intervallo che, nei bicchieri di carta, costavano l’equivalente della mensa di due settimane. A volte racconto che una volta mi sono permessa uno dei quei calici. Ma non è vero. Il Metropolitan Opera House è per me come un calice inaccessibile di champagne.
  • Per i racconti sulla comparseria del MOF —quando ancora non si chiamava MOF— ascoltati passeggiando per il parco madrileno del Buen Retiro. A quel tempo avevo dubbi su come si scrivesse Macerata, però mi meravigliavo di quelle storie grazie a un italiano muy guapo, oggi padre dei miei figli.
  • Per i Dialogue des Carmelites di Francois Poulenc. Teatro Real, Madrid, 2006
  • Per la mia prima Norma allo Sferisterio. Con una Casta Diva che mi ha fatto pensare: “mi viene da piangere, quanto sono ridicola”. Ho girato lo sguardo. Al mio fianco c’era seduto un signore elegantissimo. Piangeva.
  • Per il brindisi della Traviata. Otto anni fa, per il nostro matrimonio, la mia suocera insistette per ingaggiare una cantante lirica. A me sembrava un’esagerazione, a dire il vero (come il calice newyorchese di prima). Rosita cantò una versione del Libiam appena scambiati gli anelli. E da quel momento la sua voce risuona nei miei ricordi ogni volta che mi serve una colonna sonora che ha il sapore inconfondibile della felicità.
  • Per l’eccesso, per i numerosi cantanti del Coro Bellini del Macbeth, per quella gamba scintillante di 20 o 20.000 metri sullo scenario della Carmen, per quegli acuti di Enea Scala, Duca di Mantova, per tutti quelli che lavorano per ogni rappresentazione, per quella dismisura che rimbomba in ogni spettacolo. La vita al massimo per una sera. Che meraviglia!
  • Per gli orizzonti. Perché uno fa due chiacchiere con i veri innamorati dell’opera e scruta tutto un universo di bellezza da esplorare.
  • Per la meraviglia negli occhi di Mía, 4 anni e mezzo, al suo primo Elisir d’Amore. E confesso che ho barato, ha dormito 3 ore il pomeriggio, le ho comprato un vestito nuovo e per settimane abbiamo letto insieme libri su Nemorino e Adina e ascoltato “Una furtiva lagrima”… però quel sorriso, quell’espressione di stupore mista a felicità… andavano ben oltre i miei trucchetti da mamma.
John Osborn. Arena Sferisterio 2018. Ha fatto il bis quella sera che siamo andate noi

Nei diversi volti dei vicini di platea o nel palco, ho visto quell’espressione meravigliata quest’estate allo Sferisterio. Per questo ho scritto questa rubrica. Dovevo insistere, oltre alle telefonate e ai messaggi su Whatsapp, con mio padre. Lo scrivo in italiano (perché dopo aver finito il suo primo corso d’Italiano con lode lo capisce bene). “Dai, vieni. So che odi gli aerei ma ti aspettiamo. Ti aspettano la voce di Claudia Pavone, le streghe del Macbeth, le danze aeree immaginate da Johnny Autin“.

Lo scrivo anche in spagnolo, non faccia finta di non capire: Ven, papá, antes de que acabe la temporada de este año. Mucho mejor que los casettes en el Panda. Verás qué maravilla.

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Una risposta

  1. Marcello ha detto:

    Bellissime annotazioni. Anche per me Carmen fu la prima volta in assoluto. Ero anch’io in piccionaia (chi aveva i soldi allora?) e volli rivederla altre sette volte. Direttore era Jesus Lopez Cobos. Amore a prima vista.

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