Can you HearT me? Che ne pensano di questa opera contemporanea i primi spettatori

Elena, 23 anni, modella
“È fondamentale che ci siano nuove proposte e che queste provengano da giovani che non hanno paura di sperimentare con linguaggi nuovi. Tanto più se il potenziale e il talento sono quelli espressi dal gruppo sul palco: dalla presenza scenica nel recitato del protagonista, alla voce sorprendente di lei, passando per l’altissima qualità dei musicisti. 
Unica nota a margine: il rischio che si corre con un gruppo così solido dal punto di vista tecnico è quello di volerne esprimere tutte le possibilità in una volta;  l’intero spettacolo resta un po’ soffocato proprio dall’eccesso di linguaggi e mezzi usati.
Lavorando appena un po’  di cesello questo gruppo promette di poter raggiungere risultati molto più ambiziosi”.

Emanuela. 28 anni, infirmiera
Can you HearT Me? mostra la relazione amorosa in chiave contemporanea, nei suoi pregi e difetti. La trama ti tiene incollata sulla poltrona dall’inizio alla fine quasi fosse un film, sebbene sembra finire da un momento all’altro. Bravissimi I protagonisti che tra canto ballo e recitazione hanno dato il meglio di sé”.

Nassim, 43 anni, macellaio
Commovente l’inizio, con la preghiera a Proserpina per tutte le persone strappate troppo presto alla vita.
Bellissimi i corpi, alla Bernini, che si cercano e si allontanano, che hanno sete l’uno dell’altro, pero non riescono ad incontrarsi quasi mai.
Audace la musicalizzazione, che fa pensare a un mix di RadioHead + Ligeti + Poulenc.
Interessante la proposta multimediale, alla Tinder che, però, si fa un po’ troppo ripetuta.
Giovani i dialoghi, dove è facile rispecchiarsi, nonostante a volte lascino in sospeso situazioni che meriterebbero maggiore introspezione.
Favolosa Agave: di una bellezza strepitosa, una danza ipnotica e una voce notevole (Annapaola Trevenzuoli).
Simpatico il finale (l’ennesimo finale), alla ‘Lalaland’, aperto, triste, leggibile in chiave di speranza.
Gradito, sempre, che ci sia una proposta diversa e coraggiosa come questa al Lauro Rossi.
“Che nell’inverno più rigido ci sia un poco d’estate”, pregava Orfeo. Sia.

Cassandra, 52 anni, veggente
È sempre apprezzabile vedere giovani realtà sperimentarsi. Direi, però, che dopo un iniziale preghiera che lascia ben sperare, lo spettacolo resta acerbo, incompiuto, con una certa ingenuità drammaturgica che ne riduce la tensione emotiva.
Interessante la struttura musicale che resta anch’essa un po’ ingabbiata.
I video abbondanti disvelano forse troppo e subito. Molti finali ne danno un senso incompiuto

Zoe, 33 anni, veterinaria
“Proposta interessante e giovane….gli attori e musicisti sono riusciti a catturare la mia attenzione sin dalle prime battute! Bravissimi e preparati.
Alcune parti sono state meno coinvolgenti ed interessanti di altre…ma nel complesso direi proprio bravi ragazzi!!!! Mi sembra importantissimo incoraggiare le nuove proposte….!

Chiara, 35 anni, graphic designer
Orfeo e Euridice contemporanei. Si incontrano, si carezzano, si lasciano, si riprendono. Si lasciano ancora. E poi. Recitazione, canto, ballo. Un’interpretazione intensa. Una narrazione, mai scontata, su diversi piani. I personaggi si svelano lentamente — attraverso anche una serie di video proiezioni alla maniera di Malick — generando diversi finali. Uno spettacolo fatto di un mix di stimoli emozionali, a cui corrisponde il groviglio di emozioni che artisti, seppure giovanissimi, già completi, riescono a suscitare in un’ora di spettacolo. Can You Heart Me? Yes, i can.

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