Perché non dovresti perderti il Rigoletto del MOF

Questa sera è la prima di Rigoletto nell’edizione del Macerata Opera Festival 2019, allestimento che ritorna sul palco dell’Arena dopo il debutto avvenuto nel 2015, proprio qui a Macerata. Abbiamo chiesto a Miriam Giacchetta, studentessa e figurante in quest’opera come ha vissuto l’allestimento di questo spettacolo.

Rigoletto Macerata
Rigoletto Macerata Opera Festival 2019

Parlando da inesperta, ma anche da chi, quest’anno, ha potuto vivere la stagione lirica dell’Arena Sferisterio da “dentro”, sono diversi i motivi che mi spingono ad invitare con passione ed entusiasmo gli spettatori al Rigoletto del Macerata Opera Festival 2019.

 L’ambientazione in cui sono stati trasportati i personaggi è forse il primo elemento che si farà notare e che stupirà il pubblico dello Sferisterio. Un luna park dismesso e abbandonato, una gang criminale dei nostri giorni che vi si ritrova per gestire i propri traffici e compiere indisturbata violenze e soprusi di ogni genere, un vecchio clown di nome Rigoletto: è questo lo scenario cupo e inquietante in cui è calata l’opera verdiana del regista Federico Grazzini. Un mondo moderno e nero, specchio di situazioni reali dell’oggi che non lascia indenni da un fascino nuovo e misterioso, e allo stesso tempo, da riflessioni attuali.

La scenografia colpisce di conseguenza. Capannoni abbandonati e attrezzature in malora fanno da cornice ad un ‘enorme testa di clown con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata (è da qui che entrano attori e cantanti…). Tutto ciò è reso ancora più efficace e impressionante dagli effetti dell’illuminazione, che accompagnano il pubblico nella notte e permettono al luna park di trasformarsi man mano che cresce la tensione sul palco, quasi che sembra prendere vita.

Ho trovato inoltre che il coro si inserisce in questo quadro amplificando ancora di più le sensazioni di quest’atmosfera unica. Completamente al maschile, in costume e maschere, unisce voci e movimento scenico in un insieme che cattura e suggestiona gli spettatori, immergendoli a pieno nelle vicende e nel dramma dell’opera.

La riuscita dell’ambientazione e della scenografia si riscontra tanto più nel ruolo primario che viene lasciato, naturalmente, al canto e alla performance dei protagonisti, che risultano sempre al centro della scena e dell’attenzione del pubblico. Impossibile non cogliere la bravura e la precisione di Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto), Claudia Pavone (Gilda), Enea Scala (il duca di Mantova) insieme a tutti gli altri cantanti, capaci di interpretare ed emozionare in un modo impeccabile.

Dulcis in fundo, il direttore Giampaolo Bisanti e tutta l’orchestra sorreggono mirabilmente quest’ultimi, facendo vivere magicamente le musiche di Giuseppe Verdi esaltate dall’acustica e dalla bellezza senza paragoni di un monumento d’eccezione come l’Arena Sferisterio.

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